Maggio 2016

 

5 - L' UNIVERSALITA' DEL MANDALA

     di Josè Arguelles

 

Molti cultori contemporanei del Mandala riportano spesso senza citarne la fonte e gli autori interi paragrafi de Il Grande Libro dei Mandala, prima edizione americana nel 1952, edito in Italia nel 1980 da Edizioni Mediterranee, best seller, ormai introvabile. 

La mia devozione per gli autori Josè Arguelles, filosofo e scrittore visionario che ha lasciato il corpo  nel 2011, e sua sorella Miriam, mi spinge a ricordare in poche righe cosa aveva detto questo Maestro nelle prime pagine del libro a proposito di Centro e Universalità del Mandala.

 

La terra è un mandala vivente, all’interno della quale fluisce una successione di mutamenti  soggetti agli infiniti processi di crescita e di trasformazione. Un mandala consiste in una serie di forme concentriche, evocative di un passaggio  tra diverse dimensioni: al macrocosmo e al microcosmo; esso è la soglia dei due. Il Mandala è Terra. è Uomo, è Atomo, è Galassia, proiettati reciprocamente uno nell’altro.

 

L’universalità del Mandala è nella sua unicità, il principio del centro.  Il Centro è l’inizio del Mandala come l’inizio e l’origine di tutta la forma e di tutti i processi. Al principio era il Centro (il centro della mente di Dio, il sogno di Brahmam, le galassie che si espandono al di là delle lenti dei grandi telescopi). Dalla medesima inesauribile sorgente tutti i semi hanno origine e crescono,  tutte le cellule realizzano la loro funzione: il principio centrale si manifesta  attraverso un fiore, una stella, ecc.,  ed in ciò noi scopriamo l’universalità cosmica. 

 

Il Centro del Mandala non è soltanto una costante esteriore dello spazio, ma anche del tempo: il Centro del tempo è ora. Esso è il culmine della consapevolezza indefinibile: vivendo totalmente ora,  l’esistenza dell’identità si dispiega come un Mandala. Nell’anima ciascun uomo è il Centro della propria bussola  e delle proprie esperienze: il Centro esiste continuamente. In tutte le epoche gli uomini hanno ricercato l'unità, la perfezione: l'unica immagine durevole che è riuscita a rappresentare questo ideale in tutto il mondo è il CERCHIO.

Il Centro esiste continuamente, prima come un seme, poi come uno stelo, il tronco o la spina, e infine nel fiore, da dove viene un nuovo fiore.

Dice Arguelles che le tre proprietà base del Mandala sono un centro, sempre costante; la simmetria, che può essere bilaterale o dinamica, rigida o fluida; i punti cardinali che stanno anche per le stagioni e i quattro elementi o anche per punti innumerevoli lungo la circonferenza. 

In sanscrito Mandala significa cerchio e centro. Il suo disegno tradizionale spesso utilizza il cerchio - simbolo del cosmo nella sua interezza  - ed il quadrato - simbolo della terra o del mondo fatto dall’uomo.

In Tibet il Mandala ha conseguito uno sviluppo più completo e più pieno,  sia come forma artistica che come rituale di meditazione: il Centro della Deità  è contenuto entro il quadrato, il palazzo dell’essere interiore, cinto da serie di cerchi posti a simboleggiare fasi particolari  dell’iniziazione o il livello di conoscenza. 

 

Le pitture su sabbia adoperate dagli Indiani d’America presentano molti paralleli con i Mandala tibetani e gli yantra, tutti hanno l’attributo di una meditazione in sè completa che impedisce alla mente di errare per ogni dove, rivelando la loro potenzialità di guarigione e la capacità di auto-orientamento.

Qualunque cosa gli sia di fronte, alle spalle e a sinistra o a destra, o di sopra o di sotto, ciò che era ieri o che sarà domani, il centro rappresenta sempre l’individuo,  colui che ha la consapevolezza dell’eterno presente.

Tutti gli esseri umani e tutte le cose si realizzano uniformemente come  emanazioni dell’Uno Tutto Divino: si tratta di una conoscenza sacra  di cui il Mandala è un modello strutturale “ Dio è una sfera intelligente  il cui centro è ovunque e la cui circonferenza in nessun posto”. 

 

Maggio 2016


Aprile 2016

 

4 - Loris Villanova di Papilla invita a

 

CIBO - MANDALA

 

UNA SERATA SPECIALE ALL’INSEGNA DEL BUON CIBO BIO-VEGANO NELL’ARMONIA DEL MANDALA

 

MERCOLEDI' 25 MAGGIO 2016

 

                                                  Ore 19.00 Incontro con il Maestro LUIGI MERLO                                                     noto artista incisore - cultore di Mandala

 

                                                  Ore 20.00 Cena con Menù ispirato all’Arte del                                                         Mandala

 

Cos’è un MANDALA? Dal lontano Oriente, con il termine Mandala s’intende una particolare espressione artistica la cui geometria fondamentale è il Cerchio dentro al quale si possono disegnare armoniche combinazioni di elementi, colori, forme ; il tutto deve convergere verso un centro e da lì espandersi verso la periferia sempre all’insegna dell’equilibrio. La tecnica, antichissima, con lo scopo di riportare ordine nel caos ha indubbie proprietà calmanti e rasserenanti di cui sono al corrente svariate discipline terapeutiche.

Nella serata culturale parleremo insieme di questa Arte antica,  di come praticarla per ritrovare benessere interiore, acquietare la mente e per eliminare tensioni  da stress e preoccupazioni. La condivisione e la conoscenza della “Via del MANDALA” si concluderà con una raffinata Cena vegana nella quale sarà possibile ritrovare i concetti esposti dall’ Artista; infatti, si potranno contemplare nei piatti forme e colori meravigliosi dove il Cibo diventa esperienza sensoriale ed artistica. Anche durante la cena si potrà venire guidati a  comprendere maggiormente il segreto del Mandala. Buona  serata!

 

Papilla Ristorante Bio-Vegano – Via Ca’ dai Pase, 15 – Cittadella (Pd) 049 9404620

 


 

Marzo 2016

 

3 - LA VIA IOMANDALA

 

Non è raro per chi ama disegnare o dipingere seguendo la propria intuizione, accorgersi dopo un certo tempo, a volte anche lungo, di aver costruito un proprio stile fatto di coerenza formale, equilibri, centrature, rapporti, pesi e così via nell’organizzare lo spazio bidimensionale dell’ Opera.

 

Ci si accorge anche che questo “modo” è personale, cioè assolutamente proprio, nel momento in cui si segue spontaneamente delle “regole” che tutti abbiamo dentro. Lo si può vedere nella ricorrenza di certe forme o simboli, oppure di determinate geometrie, di alcuni colori. Ma ciò che spesso  accomuna queste Opere è che esse hanno tutte un centro e una periferia che solitamente si identificano in un cerchio (considerato simbolo di cielo) o in un quadrato (considerato simbolo di terra).

 

Poi, un giorno, leggendo le ricerche svolte dallo psicanalista Carl Gustav Jung o del filosofo Josè Arguelles ci si accorge che quel modo di disegnare e/o di dipingere esiste già ed è chiamato Manda-La, dall’antico sanscrito “contenitore dell’essenza”. A questo punto si spalanca un universo: si scopre che il proprio bisogno di armonia, di ordine superiore, di convergenza, di simmetria, di equilibrio dinamico esiste dentro di noi e si chiama Mandala.

E si comincia a scoprire come anche in natura siano presenti tantissimi esempi meravigliosi di mandala: un fiore, una conchiglia, l’iride dell’occhio, un cristallo di neve o di acqua come quello in figura, ecc.

 

Non è sempre facile prestare attenzione a questo mondo, bombardati come siamo da un’infinità di immagini digitali velocissime “usa e getta”, ma quando si è "pronti", si viene richiamati magicamente senza una ragione da un’arte la cui bellezza non sta solo nella sua forma esteriore ma anche nella sua funzione estetica di autoconoscenza e di conseguimento di un benessere immediato.

 

E tutto il movimento all’interno del piano dell’Opera tra il limite fisico esterno e il punto senza dimensione al centro ci appare talmente congeniale e richiama i modelli originari dei nostri archetipi innati, donandoci un equilibrio e una calma sempre nuovi. 

 

Questa Via può essere chiamata IoMandala. Essa di propone di andare al di là di ogni intento decorativo o esercizio di stile, bensì di tradurre l’opera d’arte, eseguita con qualsiasi tecnica pittorica o grafica, in una esperienza strettamente individuale di maggiore consapevolezza di sè in cui l’autore viene ad identificarsi e a specchiarsi nel mandala stesso e il mandala diventa necessariamente testimonianza autobiografica, una sorta di impronta o mappa natale unica ed irripetibile. Del resto, non è questo lo scopo perduto dell’Arte?

 


 

Febbraio 2016

 

2 - IL RIMEDIO DELLA BELLEZZA                NELL'ARTE

 

C’è tanta bruttura e tanto dolore in giro perché una grande fame di Bellezza non è saziata. Oggi quasi nessuno, nemmeno chi crea arte, ne sa definire l’essenza. Ma di essa credo che abbiamo un nostalgico bisogno dal momento in cui l’umanità ha perduto il “contatto” e riusciamo a percepire che essa ci è necessaria per sopravvivere, per dare un vero senso alla vita.


     Arriviamo ad intuire appena che l’Arte scaturisce da un piano sovrasensibile, un regno delle ispirazioni. Questo perché una certa forma, un verso poetico, un colore steso in quel modo, un segno inciso, un rigo musicale si formano - perfettamente - prima nel cuore, provenendo da un luogo di sogno, di antiche memorie cosmiche, dove necessariamente abbandoniamo l’abitudinario stato di attenzione cerebrale di veglia in onde beta, per calarci in quello più naturale e sempre vigile in onde alfa, paragonabile ad un “sognare ad occhi aperti”: un altro mondo si va a posare sopra quello esterno che resta sullo sfondo. Un mondo che apre magicamente squarci di coscienza sui piani inconsci.  Qui vive l’ “Ars” bruciante: regno di Dio per il religioso, mondo archetipico per il filosofo. Questa è la Bellezza che attraverso l’Arte vera consente di “sentire in anticipo” e di modulare gli eventi della storia.

 

     L’Artista, come il veggente, dovrebbe riuscire a penetrare nei mondi sovrasensibili e quando si osserva egli è stupefatto per primo perché non sa da dove provenga la bellezza delle sue creazioni e non sa che al risveglio mattutino egli porta con sé i modelli del mondo del sonno e delle precedenti incarnazioni sulla terra. Concordo con l’affermazione che allo stadio attuale l’uomo è solo un imitatore inconsapevole dell’esperienza astrale notturna e il grande Josè Arguelles ci dice anche che: “Solo un artista assolutamente fedele alla sua arte si trasforma in arte” . Ma se l’opera d’arte non riesce a darci la chiarezza di visione, il ritmo della nostra evoluzione, se non sa far da ponte con la nostra Essenza, perde la sua natura e perciò cessa la sua funzione. Bellezza e Armonia sarebbero, quindi, vere immagini di entità viventi dimoranti nelle regioni spirituali.

     Cito a questo proposito Mikhael Omraam Aivanhof: « La bellezza esercita un tale fascino sugli esseri umani che questi sono sempre tentati di avvicinarsi ad essa per toccarla, afferrarla, possederla. Ma la bellezza non può essere posseduta: essenzialmente essa non appartiene al mondo fisico, e non appena si tenta anche solo di sfiorarla, fugge via. […] Imparando ogni giorno a contemplarla negli esseri, noi assaporiamo la vera vita.»


Gennaio 2016

 

1 - PERCHE' IL MANDALA 

  

Ciao a tutti gli amici del Mandala!

 

   La parola Mandala è diventata il nome comune per designare tutto ciò che ha forma circolare. In realtà, per Mandala si intende una forma d’arte sacra, uno strumento di contemplazione e preghiera. Di più: è l’immagine del Palazzo Celeste dove risiedono le divinità che i monaci tibetani visualizzano durante la meditazione dopo anni di studio e pratica, poiché nulla nel mandala tradizionale è lasciato al caso.

 

     In Occidente il Mandala è diventato familiare grazie a Carl G. Jung, che ogni mattina faceva un piccolo mandala per auto-analizzarsi attraverso l'interpretazione delle forme oniriche che apparivano sul foglio. Così il Mandala ci è stato donato come espressione di meditazione, centratura, autoconoscenza e specchio del proprio essere.

 

   Ma cosa significa precisamente? Manda-La significherebbe "cogliere l'essenza" e corrisponderebbe ad uno stato di vuoto, di non-mente, dove tutto - visibile e invisibile - si cala nel presente, nel qui e ora, "senza tutta quella 'colla' che ci tiene attaccati e identificati al quotidiano non permettendoci di vedere la realtà del momento”.

 

  Chi voglia utilizzare il Mandala come strumento di benessere psicofisico e auto-guarigione, è tenuto ad accostarsi ad esso umilmente, con grande rispetto e sensibilità, perché il Mandala è una esperienza non spiegabile teoricamente: occorre attraversarlo e lasciarsi attraversare da esso lungo un cammino personale.

 

     La struttura del Mandala è anche la forma che rappresenta, meglio di tutte, le grandi Leggi organizzatrici dell'Universo. Di fatto è la massima rappresentazione della Geometria Sacra, la struttura morfogenetica che sta dietro alla realtà e risponde ad un Centro. Le “forme centrate” sono evidenti ovunque, nell’infinitamente grande come nell'infinitamente piccolo, in tutti i luoghi della terra  e in  ogni  tempo,  nella  natura e   nell'arte.   Lavorare  con  queste  forme universali, può aiutare enormemente a ritrovare il proprio Centro, il proprio vero posto in armonia con le Leggi Naturali e  Cosmiche.

 

Gen 2016

 

 

Il fiore d'oro (C. G. Jung)